Buddismo e induismo: come il monoteismo e il non teismo modellano le loro pratiche
Il buddismo e l'induismo, entrambi nati nel crogiolo spirituale dell'antica India, condividono molti elementi culturali e idee filosofiche.
Eppure divergono sostanzialmente nella loro comprensione della divinità: una divisione che modella fondamentalmente le loro pratiche e il modo in cui i seguaci interagiscono con il mondo spirituale.
Induismo: politeismo, monoteismo e pratica spirituale
induismo è spesso descritto come politeista a causa della sua moltitudine di dei e dee: Brahma, Vishnu, Shiva, Lakshmi, Saraswati, Durga e innumerevoli altri. Tuttavia, la tradizione contiene anche fili forti di monoteismo E monismo:
-
Monoteismo e monismo:
Molti indù credono in una realtà suprema e onnicomprensiva chiamata Brahman. Le innumerevoli divinità sono viste come diverse manifestazioni o aspetti di Brahman, che portano a pratiche come Bhakti (culto devozionale) diretto verso una forma scelta del divino. -
Influenza pratica:
-
Adorazione rituale (puja): I templi e le case sono pieni di immagini e idoli e i rituali onorano le divinità che sono avvicinate per benedizioni, protezione e guida.
-
Divinità personale (Ishta devata): I praticanti possono selezionare un "Dio personale" per le pratiche devozionali, credendo che questa divinità sia il condotto più diretto alla realtà ultima.
-
Festival, offerte e canti: Le cerimonie elaborate, la recitazione di mantra sacre e la partecipazione a festival colorati esprimono amore e riverenza per gli dei.
-
Contemplazione filosofica: Attraverso lo yoga e la meditazione, i praticanti cercano unione con Brahman: la realtà assoluta, impersonale e infinita.
-
Riepilogo:
Il monoteismo indù e il politeismo consentono il culto di essere sia intimi che vasti. La devozione può essere diretta verso un Dio personale, tutti gli dei collettivamente o Brahman stesso; La meditazione e il rituale riflettono questi strati.
Buddismo: non teismo e pratica spirituale
buddismo differisce bruscamente. Mentre riconosce una vasta cosmologia popolata da dei, esseri celesti e spiriti, è fondamentalmente non teistico:
-
Nessun creatore supremo:
Il Buddha ha insegnato che la liberazione (Nirvana) non è raggiunta attraverso il favore di un Dio Creatore o adorazione delle divinità, ma attraverso intuizioni personali, vita etica e autoculsificazione. -
Influenza pratica:
-
Meditazione e consapevolezza: La pratica centrale per buddiste sono tecniche progettate per coltivare la consapevolezza, la concentrazione e l'intuizione, senza dipendenza da un intermediario divino.
-
Viva etica: Il percorso di otto volte fornisce un quadro per l'azione giusta, la parola giusta e il giusto sostentamento, con progressi basati sulle proprie intenzioni, azioni e saggezza.
-
Rituali e monache: Mentre esistono rituali (specialmente nelle tradizioni di Mahayana e Vajrayana), si concentrano su purificazione, consigli e aspirazione piuttosto che supplica agli dei.
-
Ruolo delle divinità: Le divinità nel buddismo sono in genere intese come esseri o simboli avanzati; Possono offrire protezione o ispirazione, ma non sono oggetti di devozione definitiva o fornitori di salvezza.
-
Riepilogo:
Il non teismo buddista significa che l'autorità spirituale è interna ed esperienziale. La pratica ruota attorno all'auto-trasformazione, non si placano o si unisce con una volontà divina.
Differenze chiave che modella la pratica
| Aspetto | induismo | buddismo |
|---|---|---|
| Focus divino | Dio personale o Brahman supremo | Nessuna divinità suprema |
| Percorso verso la liberazione | Unione con divinità, devozione, | Auto-coltivazione, intuizione, |
| Conoscenza rituale e filosofica | vita etica, meditazione | |
| Ruolo delle divinità | Central, forme multiple, avatar | Secondario, simbolico, solidale |
| Rituale | Elaborato, incentrato sull'offerta | Meditativo, trasformativo |
Influenze e adattamenti reciproci
Entrambe le religioni si sono adattate e sincretizzate nel corso dei secoli:
-
Le scuole indù hanno adottato la meditazione e l'indagine filosofica simile alla consapevolezza buddista.
-
Alcune forme di buddismo Mahayana e Vajrayana hanno adattato divinità e rituali pur sostenendo il non teismo, sottolineando che tutte le forme sono in definitiva vuote o simboliche.
Conclusione
La natura della divinità nell'induismo e nel buddismo modella profondamente il modo in cui i praticanti si avvicinano alla vita spirituale, al rituale e alla liberazione. La pratica indù integra la devozione a molti dei o alla fine una realtà suprema, con rituale, adorazione e filosofia come ponti alla trascendenza.
La pratica buddista, fondata sul non teismo, è incentrata su sforzi personali, condotta etica ed esperienza diretta come percorso verso la libertà.
Comprendere queste distinzioni non solo spiega i diversi paesaggi spirituali del sud e del sud-est asiatico, ma rivela anche il potere duraturo e l'adattabilità di entrambi i percorsi nel soddisfare i bisogni umani per significato, connessione e autorealizzazione.